Ode ai colori del giorno

All’alba mi svegliano i miei due colombi, che vengono ad amarsi ai piedi del letto. A volte esco per un giro tra i campi vicino casa, per vedere il giorno che nasce e riempirmi di una gioia sovrumana. Torno a casa e mi metto a dipingere. Un pranzo veloce, e di nuovo a piedi tra campi e boschi. Gran parte della mia inconcludenza quotidiana è dovuta al fatto di trovare del tutto incomprensibile restare al chiuso in casa se fuori splende il sole e la vita è in piena. Siedo a riposare sotto un albero, o resto sveglia a scrivere e a pensare.

La natura ha inventato la paura della morte per restare attaccati alla vita, ma ha calcato la mano. Così succede che per la paura di perdere e di morire, non si riesce mai a restare veramente vivi. Cerco qualcosa che unisca l’illimitatezza dello scorrere alla stabilità dello stare. All’aria aperta, i colori del giorno mi asciugano. La vita è un campo confuso di possibilità grandiose. È sguardo che capta e che crea, è domanda e risposta, è imprevisto e sovvertimento. Accadono cose meravigliose: guardo il mare brillare in un applauso entusiasta, vedo coppie innamorate e sono felice; vedo persone bellissime e sono felice. Vedo dettagli apparentemente insignificanti, e sono felice. In ogni cosa che vivo, da ogni luogo che attraverso traggo insegnamenti sorprendenti, e sempre qualcosa di utile che mi aiuta ad essere grata alla vita.

Fa caldo. I panni asciugano presto. Posso lavare i capelli con l’acqua fredda. Posso camminare scalza. Un abito entra in un pugno. Le cicale tengono acceso il sole fino a sera. Bel tempo stabile. Chiarore lunare nelle ombre. Luce liquorosa al tramonto, un oro caldo che spiana gli anni sui volti. Il mare forte, il lungomare deserto, vento. Su una panchina, un uomo e una donna fissano l’orizzonte. Come certe case, che stando in un paese da sempre hanno finito per prendere lo stesso colore del paesaggio, così in silenzio siedono l’una accanto all’altra, uguali.

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