Certi artisti

 


Che cosa succede se un mezzo artista riesce a darsi l’aria e l’aspetto dell’artista integrale, se la mancanza di scrupoli sa presentarsi come se dieci, anzi cento scrupoli, problemi e pensieri lo tormentassero, se l’assoluta nullità assume atteggiamenti di smisurata importanza? Là dove compare questo genere di persone, l’aria buona e sana diventa pesante, cupa e venefica, la vita si guasta, la natura tutt’intorno si corrompe.’
(R.Walser)

Artisti: categoria variegata, complessa, multiforme. Vi appartiene l’Artista maiuscolo di nome e di fatto, ma anche – pare – chiunque nutre un amore per l’arte palesemente incorrisposto, accompagnato da impulsi creativi paragonabili solo a certi disturbi del coito o della minzione. Ne fanno parte coloro che si svegliano un mattino all’improvviso, in preda a quel tipo di delirio demiurgico che porta a non saper distinguere tra la Cappella Sistina e un corso di découpage.
Chi stabilisce chi o cosa è un artista? La sua prematura scomparsa, la storia, il mercato, il talento, un gallerista, un curatore, o tutti questi fattori messi insieme? E poi, artista si nasce o si diventa? Si è o si fa? È una missione o un mestiere? Se è una missione, qual è il suo scopo? E se è un mestiere, deve necessariamente presupporre formazione, disciplina, tecnica, deontologia, esercizio e perizia? La verità è che gli artisti sono persone né migliori né più interessanti delle altre. Tante volte sono individui che, in virtù di una libertà d’espressione che pretendono assoluta, amplificano pregi e difetti che chi non è artista (per sua disgrazia o sua fortuna) tende a nascondere o a mitigare.
Raccolgo di seguito alcune tipologie di ‘artista’ osservate in circostanze e luoghi diversi, ma che si ripetono immutate nel tempo.

-L’artista autoreferenziale non sa cosa vuol dire restare in solitudine, affilandosi nel dubbio sul suo (eventuale) talento. Se visitato nel suo studio, mostrerà tutti i quadri che non gli hai chiesto di vedere, elogiandoli uno ad uno come se li avesse dipinti qualcun altro. Se insieme a cena, trascorrerà ore a parlare di se stesso, dei suoi progetti, dei suoi successi, obbligandoti a stare incollato al suo I-phone a vedere foto dei suoi lavori, dei suoi viaggi, delle sue serate a destra e a manca. Se invitato alla mostra di un collega, passerà il tempo prima a parlare sempre ed ovviamente di se stesso, poi a distribuire biglietti da visita o l’invito/catalogo della sua prossima mostra, che fingerà di cacciare di nascosto solo per te, e mi raccomando che gli altri non vedano. Anche qui senza che nessuno gliel’abbia chiesto, comincerà a parlare del suo ultimo capolavoro, di chi ha acquistato i suoi lavori, delle sue quotazioni in perpetua ascesa, di quale giornale ha pubblicizzato le sue performances, di chi lo chiama di qua, chi di là, oggi a Berlino, domani a Tokyo. Vale per costui la massima di La Rochefoucauld: ‘L’estremo piacere che si prova a parlare di noi stessi dovrebbe farci temere di non provocarne alcuno a chi ci ascolta”.

-Otto volte su dieci, l’artista vanesio è convinto che un artista, per essere veramente tale debba essere disordinato e pure un poco sporco, vivere di notte, bere, fumare – meglio drogarsi – curare poco l’aspetto; oppure, al contrario, essere azzimato anche per andare a comprare una lattuga al mercato. Il vero artista deve essere impuntuale o manchevole agli appuntamenti, non rispettare alcun genere di impegno o di scadenza, e se per puro caso a volte ci riesce, ritarderà apposta, perché un vero artista non sa che farsene di regole, orologi e calendari. Certo, a ciascuno la sua strada, ma questo tipo di artista ignora che ci si schianta più facilmente su una via senza delimitazione di carreggiate che su un’autostrada segnata.

-Il terzo tipo di artista è di solito una persona molto giovane, che si è data all’arte come forma di catarsi, riversando nel suo ‘essere artista’ tutte le avarie che una vita risolta non avrebbe condonato: atteggiamenti fuori luogo, esterofilie linguistiche gratuite, patologie esibite a mo’ di virtù, vizi ostentati come parte integrante del suo, appunto, ‘essere artista’; look trasgressivi o della pacchianeria provinciale tipica di chi dispone solo di questa per farsi notare, visto che davanti alle sue opere la maggior parte della gente passa indifferente, se non disgustata

-Ed ecco l’artista che vive in perenne competizione coi colleghi. La sua malattia va sotto il nome di incontinenza espositiva. Venderebbe la madre per vedere una propria opera in mostra, dal fruttivendolo o in un Museo non fa alcuna differenza, senza sapere che è meglio essere desiderati che evitati. Lo scopo della sua vita è fare asso pigliatutto di collezionisti, galleristi, curatori e opportunità in genere. Guai a dare una mano a un amico o a farsi indietro quando è proprio il caso che ad avanzare sia qualcun altro; guai a dividere la parete di una mostra o la pagina di un catalogo. L’ignobile calcolatore egocentrico sarà simpatico solo se avrà capito di poter ottenere qualcosa da te. In caso contrario, ti passerà sopra come un Caterpillar, col sorriso fosforescente dei viscidi. Forse questo genere di individui qualche buona occasione nella vita la otterranno pure, ma varrà per loro la frase di Flaiano: “La Fama si decide ad andare a letto con loro per stanchezza, una volta sola, per levarseli dai piedi”.

Accanto a questa ciurma di grotteschi figuri esiste per fortuna un genere di artista che è anzitutto un tipo di persona, a cui tutti (artisti e non) dovremmo forse un poco somigliare: una creatura attenta e generosa, che crede nel dono come in un viaggio solo andata, che si emoziona e si sorprende per ogni cosa, che cresce in ogni direzione come un albero, che accoglie e cura restando schivo; uno che ti dà il benvenuto in casa sua scalzo, nascosto dietro la porta. Non basta una vita.

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