I LUOGHI DELL’ANDARE

Alberi sapienti e lontani, sentieri lambiti da tenui bagliori, paesaggi rarefatti in chiarori atemporali: questa la dimensione della personale di Eliana Petrizzi a Trieste. Il fluire quale trascendenza di una ricerca interiore e spirituale, che attraverso lo sguardo si riflette nell’esterno e narra la scelta etica della pittura.
La potenza narrativa dell’andare, lontana dalle metropoli, regala una dimensione di indolenza prolifica alla pittura.
Quando, nelle lunghe passeggiate, l’irrequietezza di Eliana si immerge nei paesaggi campani, sposa la quiete nella fertilità dei luoghi ed incontra le atmosfere legate al territorio della sua terra, divenendone emblema. La creazione deriva da una elucubrazione che è insieme fascino, sogno e pensiero; quella della Petrizzi è una pittura mentale, suggestiva, declinata da piccole cose.
L’artista, all’inizio della sua carriera espositiva, ha assaporato il piacere sottile dell’essere “contro”, vivendo appieno quella ribellione adolescenziale necessaria all’agire, che nel congiungimento all’arte diviene bagaglio universale. La vera conoscenza passa dallo sguardo, per arrivare all’emozione in un dialogo fluido, quasi una danza tra concetto e sentimento. La sincerità non è data dalla rappresentazione veritiera dell’immagine del luogo, ma dalla potenza del messaggio decifrato su tela e dalla delicatezza delle forme.
Eliana Petrizzi afferma che “l’artista deve assumersi una grande responsabilità verso i propri baratri e cercare di calarsi, come fa uno speleologo, portando alla luce qualcosa che può servire anche agli altri.” Dall’osservazione della natura, dal suo raccontare il cambiamento lento ma instancabile, giunge il dono della forma, espresso con viva fedeltà nella rappresentazione intima dell’anima.
Le sue opere hanno il sapore dell’altrove e divengono i luoghi dell’andare. Partendo da una dimensione figurativa, derivante da una declinazione onirica, si giunge ad un’alchimia che va nella direzione dell’armonia. La sospensione non è attesa, ma punto di arrivo. Puro.
All’inizio della carriera artistica, Eliana Petrizzi era incompresa, soprattutto quando sui dipinti comparivano figure fornite dal suo fecondo subconscio figurativo derivante dalle immagini dei dipinti di Bosch, Michelangelo, Leonardo. La sua infanzia è stata costellata dal piacere di volumi in cui imperversavano non le classiche favole con immagini di fate, draghi e folletti, ma le icone dei capolavori artistici del passato. Intorno ai nove anni, ha iniziato ad approcciarsi alla tecnica dell’olio su tela. L’arte della Petrizzi segue un’attenta disciplina, ci sono le ore sacre della creazione, costellate di silenzi sia interni che esterni. Per iniziare a dipingere un nuovo quadro è necessario mettere a fuoco il soggetto che, una volta trovato, va seguito.
La natura è madre, con i suoi silenzi e il suo immenso fare lento, la poetica del perduto, della decadenza, che è storia del tempo, le fornisce l’autenticità più profonda per una conoscenza quale frammento dell’essere.

Giada Caliendo, curatrice e critico d’arte.

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